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MUTUI

TAN e TAEG: cosa sono davvero, perché esistono e dove scivolano le banche

Due numeri che sembrano uguali ma cambiano tutto

Perché tutti parlano di TAN e TAEG?

Quando firmi un mutuo o un prestito, la banca ti mostra sempre due numeri: TAN e TAEG (o ISC nei mutui).
Sembrano simili, ma non lo sono affatto.
Capire bene la differenza è fondamentale, perché da lì dipende se stai facendo un affare o se ti stanno nascondendo costi.


Il TAN: il numero che piace alle banche

  • TAN = Tasso Annuo Nominale.
  • Indica solo la percentuale di interessi che paghi sul capitale preso in prestito.
  • È un numero “pulito”, semplice, e di solito più basso.

👉 Esempio:
Mutuo da 100.000 € con TAN 3% → significa che paghi 3.000 € di interessi in un anno.
Ma attenzione: qui dentro non ci sono spese extra, solo gli interessi.

È per questo che le banche amano pubblicizzare il TAN: è più leggero, sembra conveniente.


Il TAEG (o ISC): il numero che racconta la verità

  • TAEG = Tasso Annuo Effettivo Globale.
  • Nei mutui ipotecari si chiama ISC = Indicatore Sintetico di Costo.
  • Dentro non ci sono solo gli interessi, ma tutti i costi obbligatori collegati al mutuo:
    • spese di istruttoria
    • perizia tecnica
    • spese di incasso rata
    • assicurazioni obbligatorie (es. incendio/scoppio)
    • eventuali conti correnti dedicati
    • commissioni varie

👉 Esempio:
Stesso mutuo da 100.000 € con TAN 3%.
Se aggiungi 1.000 € di istruttoria + 300 € di perizia + 3 € di incasso rata ogni mese + 120 € di assicurazione annua → il costo reale non è più 3%, ma 3,9%.

Ecco la differenza: il TAN ti dice quanto paghi “solo di interessi”, il TAEG/ISC ti dice quanto costa davvero avere quel mutuo.


Perché è nato il TAEG

Negli anni ’70 e ’80 ogni banca faceva come gli pareva.
Una ti mostrava solo il tasso nominale, un’altra infilava costi di istruttoria, polizze e spese “a parte”, un’altra ancora ti dava prospetti incompleti.

Risultato? Il cliente non capiva mai quanto avrebbe pagato davvero.
E migliaia di famiglie hanno firmato mutui pensando di avere un affare, quando in realtà stavano entrando in una trappola.

Le associazioni dei consumatori iniziarono a protestare. A Bruxelles si discuteva del caos dei mercati del credito.
Così l’Unione Europea mise un punto fermo: con la Direttiva 87/102/CEE decise che le banche dovevano indicare non solo il tasso, ma anche un indice unico che includesse tutti i costi obbligatori.

In Italia la regola entrò nel Testo Unico Bancario del 1993.
Nacque così il TAEG (oggi, nei mutui, chiamato ISC – Indicatore Sintetico di Costo).

👉 In parole semplici: è stato inventato per difendere i cittadini, costringendo le banche a smettere di giocare con i numeri.


Esempi concreti PRIMA/DOPO

Esempio 1: TAN vs TAEG

  • PRIMA (solo TAN): Mutuo 100.000 €, TAN 2,5%.
  • DOPO (con TAEG): stesso mutuo, ma aggiungi spese di 1.500 € → TAEG 3,2%.
    Differenza: più di 5.000 € in 20 anni.

Esempio 2: La polizza “facoltativa” che non lo è

  • PRIMA: TAEG 3,0% senza polizza.
  • DOPO: polizza obbligatoria da 1.200 € → TAEG 3,6%.
    La banca ti dice “è facoltativa”, ma senza non ti danno il mutuo.

Esempio 3: I piccoli costi nascosti

  • PRIMA: nessuna spesa incasso rata.
  • DOPO: 3 €/mese x 20 anni = 720 €.
    Anche le briciole pesano, e il TAEG sale.

Dove le banche giocano sporco

  • Non inseriscono tutte le spese nell’ISC.
  • Usano il TAN in grande e l’ISC in piccolo.
  • Creano pacchetti obbligatori (conto corrente dedicato, carte) che fanno lievitare i costi ma non vengono conteggiati.

👉 E in certi casi, se l’ISC reale supera la soglia usura, il contratto diventa illegittimo e il cliente può chiedere la restituzione degli interessi.


Conclusione

  • TAN = quello che ti fanno vedere.
  • TAEG/ISC = quello che paghi davvero.

Il primo è la pubblicità, il secondo è la realtà.
Ed è su quella realtà che si vincono le cause.


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NON PAGARE IN SILENZIO. FATTI SENTIRE.