S.O.S.

MUTUI

Capitalizzazione semplice e composta: la differenza che nessuno ti ha spiegato

C’è una domanda che quasi nessun mutuatario si pone al momento della firma, eppure è una delle più importanti: con quale metodo la banca sta calcolando gli interessi del tuo mutuo?

Non si tratta del tasso — quello di solito è scritto nel contratto in modo chiaro. Si tratta di qualcosa di più sottile: la logica matematica con cui quel tasso viene applicato nel tempo. E quella logica ha un nome: regime di capitalizzazione.

Esistono due regimi principali. Uno è la capitalizzazione semplice. L’altro è la capitalizzazione composta. Producono risultati diversi — a volte molto diversi — e nella maggior parte dei contratti di mutuo italiani non viene specificato quale dei due viene usato.

Cosa significa “capitalizzare” gli interessi

Quando depositi dei soldi in banca, o quando chiedi un prestito, gli interessi maturano nel tempo. La domanda è: quegli interessi, una volta maturati, si aggiungono al capitale e iniziano a loro volta a produrre nuovi interessi? Oppure rimangono “sterili”, cioè non producono nulla fino a quando non vengono pagati?

La risposta dipende dal regime finanziario adottato.