5 cose da controllare subito nel tuo contratto di mutuo

La maggior parte delle persone firma il contratto di mutuo, lo mette in un cassetto e non lo riapre mai più — almeno finché non succede qualcosa: una rata che non torna, un’estinzione anticipata che costa più del previsto, una surroga da valutare.
Non è una colpa. I contratti di mutuo sono documenti lunghi, tecnici, pieni di rimandi normativi. Leggerli richiede tempo e, spesso, competenze che non tutti hanno.
Eppure ci sono cinque elementi specifici che vale la pena verificare adesso — non quando sarà necessario, ma prima. Sono informazioni che ti dicono dove ti trovi, quanto stai pagando davvero, e se ci sono elementi da approfondire.
TAN e TAEG: sono entrambi indicati e coerenti?
Il TAN è il tasso annuo nominale — il tasso di interesse “puro” applicato al capitale. Il TAEG è il tasso annuo effettivo globale — include il TAN più tutti i costi accessori del finanziamento: spese di istruttoria, assicurazioni obbligatorie, spese di gestione del conto se presenti.
Entrambi devono essere indicati nel contratto in modo chiaro, ai sensi dell’art. 117 del Testo Unico Bancario. La loro presenza è un requisito minimo di trasparenza.
Verifica che entrambi siano scritti nella prima pagina del contratto, poi confrontali. Il TAEG sarà quasi sempre superiore al TAN, perché include i costi accessori. Se la differenza è molto ampia, vale la pena capire da dove viene — quali costi sono stati inclusi nel calcolo del TAEG e se sono tutti correttamente giustificati
Capitalizzazione semplice e composta: la differenza che nessuno ti ha spiegato

C’è una domanda che quasi nessun mutuatario si pone al momento della firma, eppure è una delle più importanti: con quale metodo la banca sta calcolando gli interessi del tuo mutuo?
Non si tratta del tasso — quello di solito è scritto nel contratto in modo chiaro. Si tratta di qualcosa di più sottile: la logica matematica con cui quel tasso viene applicato nel tempo. E quella logica ha un nome: regime di capitalizzazione.
Esistono due regimi principali. Uno è la capitalizzazione semplice. L’altro è la capitalizzazione composta. Producono risultati diversi — a volte molto diversi — e nella maggior parte dei contratti di mutuo italiani non viene specificato quale dei due viene usato.
Cosa significa “capitalizzare” gli interessi
Quando depositi dei soldi in banca, o quando chiedi un prestito, gli interessi maturano nel tempo. La domanda è: quegli interessi, una volta maturati, si aggiungono al capitale e iniziano a loro volta a produrre nuovi interessi? Oppure rimangono “sterili”, cioè non producono nulla fino a quando non vengono pagati?
La risposta dipende dal regime finanziario adottato.