Termini chiave: Spread, EurIRS, Euribor


Abbiamo visto in un precedente articolo che il tasso di interesse applicato ad un mutuo è calcolato come somma tra l’indice di riferimento e lo spread. Nel caso di un mutuo a tasso variabile, il tasso finito è dato dalla somma tra Euribor e spread, mentre per un mutuo a tasso fisso la somma è tra EurIRS e spread. Vediamo di capire cosa sono questi indici di riferimento.

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Lo spread è il ricarico che ogni banca addiziona al tasso base: si tratta quindi del suo ricavo. Per comprendere il meccanismo, possiamo dire che la banca acquista il denaro ad un prezzo (cosiddetto tasso di scambio interbancario) per poi rivenderlo alla clientela ricaricato del proprio margine di guadagno (lo spread appunto). Con questo margine, oltre a trarre un profitto, la banca mira a coprire le spese di gestione della struttura e della pratica stessa, e i rischi dell’operazione.


Negli scambi interbancari, il denaro deve avere una sua quotazione: in Europa questa viene definita dall’indice Euribor (Euro Interbank Offered Rate). Quest’ultimo è il tasso medio, sempre aggiornato e misurato giornalmente (tutti i giorni lavorativi), a cui ogni singola banca può acquistare valuta, o venderne se ne possiede in eccesso. Rappresenta quindi un’indicazione molto affidabile in merito al costo del denaro. L’attendibilità di questo indice ha fatto sì che la maggioranza delle banche legasse ad esso l’oscillazione dei mutui a tasso variabile.

Se, invece, una banca preferisce offrire al cliente un tasso fisso deve garantirsi dal rischio di perdere capitali enormi nel caso di un rialzo dei tassi. Per fare questo, può valersi di particolari accordi (cosiddetti swap) con soggetti propensi ad assumersi quel rischio, con chiaro proposito speculativo. Dal tasso a cui si stringono detti accordi proviene l’IRS (Interest Rate Swap). Il valore di questo indice cambia chiaramente in funzione del periodo preso in considerazione: lo speculatore che si accolla il rischio per un anno chiuderà a tassi più bassi rispetto a chi lo prende in carico per venti o trent’anni. Per questa ragione, si legge IRS a 1 anno (“IRS 1y” cioè 1 year), a 2 anni, …, fino a 30 anni, con valori crescenti. La banca, per ottenere un profitto, deve incassare il tasso IRS da adibire per il contratto di swap e addizionarvi lo spread.